EDIZIONE STRAORDINARIA: TUTTI GLI IMMIGRATI SONO FUGGITI DALL’ITALIA

L’altro ieri notte tutti gli immigrati, congiuntamente, hanno approfittato della situazione e sono scappati via. Un esodo al contrario! Non si sa dove siano andati, ma la notizia certa è che non ci sono più. Bisogna affrontare una nuova emergenza.

Le prime reazioni dei politici, specialmente di quelli più o meno xenofobi, sono state di gioia e felicità. Ma dopo un po’ è prevalso lo smarrimento. Senza immigrati non può esserci dibattito sull’immigrazione, e che dire di tutti gli slogan… all’improvviso crolla uno dei loro temi cardine.

Un giovane politico, razza ariana e nordiche origini – che andava in giro per l’Italia a spiegare che gli immigrati rubano il lavoro, sono diversi da noi, sono portatori di malattie e violenza, sono terroristi e fondamentalisti e che quindi per tutti questi motivi non li vogliamo – si guarda allo specchio e dice: “Che cosa farò da domani? Non so fare altri lavori, non so cosa dire se manca un capro espiatorio o l’Altro, nel senso di nemico; non so ridere e scherzare, non ho amici con cui parlare di cose leggere, mangiare una pizza, andare al mare o bere un caffè al bar”.

Il problema non riguarda solo il futuro di quelle centinaia di politici che avevano sviluppato un vero e proprio linguaggio adatto a offendere il nemico chiamato “immigrato”: nei cassonetti ci sono migliaia di striscioni preparati per manifestazioni e campagne elettorali e ora non più utilizzabili. Cosa facciamo di tutta questa stoffa e carta? Del resto questi cartelli li affiggevano sempre gli stessi immigrati, dato che gli italiani questo lavoro non lo volevano fare.

Ovviamente, sin da subito la notizia della fuga è arrivata anche nelle redazioni popolate da giornalisti che non sanno come si scrive un articolo senza denigrare almeno un immigrato. Sono scioccati e senza parole. I loro programmi televisivi sono stati chiusi e sono rimasti senza scrivania. Alcuni, a causa del trauma, sono stati ricoverati in ospedali psichiatrici mentre altri non escono più da casa.

Adesso tutte le leggi sull’immigrazione non hanno più senso. La Bossi-Fini, il pacchetto sicurezza, il decreto Minniti-Orlando, lo ius soli e tanti altri decreti fatti da governi di destra e sinistra per avere consenso elettorale e conquistare le simpatie degli indecisi. Diversi partiti politici devono riscrivere il proprio statuto: pensate, adesso non ha più senso scrivere: L’Italia agli italiani!

Oggi migliaia di aziende sono rimaste chiuse. Molti negozi non hanno alzato la serranda, i proprietari delle imprese agricole stanno aspettando file di biciclette di lavoratori sikh e pakistani che non arriveranno. Le famiglie italiane si trovano improvvisamente a non saper come gestire la loro quotidianità, non sanno come pulire la casa, badare agli anziani e portare i bambini a scuola. Nelle scuole le classi sono rimaste semivuote e senza personale per le pulizie.

L’assenza di un milione di figli degli immigrati ha cambiato il mosaico cittadino. Questa scena fa ricordare quel grande esodo quando novecento anni fa, dalla Sicilia erano andati via i musulmani.

Chi andrà a raccogliere i pomodori, a lavorare nelle fabbriche e fare tutto quello che facevano questi cinque milioni e mezzo d’immigrati? L’Italia si è fermata e ha chiesto aiuto al mondo intero. Dalla Libia non sono arrivate più barche, per le strade non ci sono più asiatici, africani, moldavi e peruviani.

A breve ci sarà un grande dibattito per affrontare questa crisi nazionale. C’è un forte senso di insicurezza, si prevede un aumento dei furti perché sono scomparsi i portieri ed i guardiani dei palazzi. Erano gli immigrati ad aprire i negozi nelle vie che ora sono buie, erano loro che nelle case degli italiani facevano le colf o i badanti.

Nelle casse dello stato mancheranno centinaia di miliardi. Seicentoventimila anziani non avranno più la pensione. Il prezzo di quasi tutti i prodotti aumenterà: con la mancanza di mano d’opera la produzione è scesa vertiginosamente.

Che noia!

Nota: questo articolo è frutto del sogno del suo autore

di Ahmad Ejaz. Pubblicato su Frontiere News

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