La compagnia aerea per i profughi siriani

REFUGEE AIR vuole portare i siriani in Europa in aereo perché sopravvivano a quella guerra quotidiana che ora ha scoperto anche Parigi. Vuole che paghino un prezzo equo e non decenni di risparmi. E vuole rubare il lavoro ai trafficanti.

La storia di questa compagnia aerea umanitaria nasce da una domanda: perché i profughi rischiano la vita nel Mediterraneo per arrivare in Europa spendendo circa 3 mila euro quando potrebbero prendere un aereo e pagarne 400 (basta pensare ad un volo dall’Egitto verso l’Italia)? La risposta è nella direttiva europea 2001/51/EC. Anzi nel modo in cui governi hanno deciso di applicarla.

PER COMBATTERE L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA SONO STATE DECISE SANZIONI PER AEREI O NAVI DI LINEA CHE TRASPORTANO PERSONE SENZA DOCUMENTI O SENZA VISTO: MULTE E OBBLIGO DI RIPORTARLE INDIETRO. UNA LINEA DURA CHE, SI LEGGE AL PUNTO 3, NON VALE PER COLORO CHE SONO SOGGETTI ALLA CONVENZIONE DI GINEVRA. I RIFUGIATI, SÌ.

E così, in mancanza di un sentiero delineato dalla politica, le compagnie aeree li respingono tutti perché temono di dover pagare il rimpatrio di migliaia di persone. In altre parole: «Invece di fare una scelta politica gli Stati membri hanno deciso di scaricare le responsabilità al banco del check-in», come ha spiegato Hans Rösling, medico svedese e uno dei 100 leading global thinkers 2009 secondo Foreign Policy.

Per non rischiare di svenarsi in penali da capogiro, i vettori cedono il business alle organizzazioni criminali che intascano 150 milioni l’anno per le rotte dall’Africa all’Europa, secondo le stime dell’ONU. E intanto Federica Mogherini dal vertice sul l’immigrazione di Malta annuncia che «servono canali per l’immigrazione legale» promette che «nei prossimi mesi» arriveranno «proposte in tal senso».

AD AVERLA BATTUTA SUL TEMPO – E ANCHE SUL CORAGGIO – È STATA SUSANNE NAJAFI (NELLA FOTO, A DESTRA), L’IMPRENDITRICE SVEDESE CHE INSIEME AD EMAD ZAND HA FONDATO REFUGEE AIR PER FARE ARRIVARE IN EUROPA I SIRIANI IN FUGA DA ASSAD, DAL SEDICENTE STATO ISLAMICO E DA UNA VITA FATTA A PEZZI.

Entrambi sulla trentina, hanno deciso di lavorare ad una soluzione concreta dopo aver visto la foto del piccolo Aylan: «Mi ricorda me stesso bambino, quando a due anni sono arrivato dall’Iran», ha dichiarato Zand. È una prima assoluta, una zona inesplorata del diritto internazionale, un invito a pensare a mille altre soluzioni perché non ci siano più morti in mare, famiglie spezzate, debiti lunghi decenni e immobilismo complice dei governi.

Susanne Najafi, come funzionerà Refugee Air?

Sul primo volo ci saranno 150 passeggeri siriani. Ovviamente non possiamo entrare in Siria quindi partiranno dalla Turchia o dalla Giordania e atterreranno in Svezia. Viaggeranno con un regolare biglietto da circa 300 euro, la cifra che serve per coprire le spese di noleggio dell’aereo. Entro la prima neve in Svezia diventerà realtà.

Non avete paura di essere accusati di traffico di esseri umani?
I siriani arriveranno in una zona dell’aeroporto che viene considerata fuori confine e da lì potranno fare le pratiche per la richiesta di asilo o lo status di rifugiato. La differenza è che non avranno affrontato un viaggio disumano. E poi siamo un’organizzazione no profit, non guadagniamo nulla.

E se lo Stato da cui partirà l’aereo dovesse impedire il decollo perché i passeggeri non hanno il visto?
Siamo al lavoro con le autorità locali per fare sì che non avvenga.

Come verranno selezionati i 150 siriani che si imbarcheranno?
Stiamo collaborando con Ong locali per formare il primo gruppo. Diamo la priorità a famiglie intere dato che spesso a partire sono solo gli uomini, sperando di poi fare arrivare più agevolmente moglie e figli. Noi vorremmo mantenere i nuclei familiari uniti.

Quali vantaggi ha Refugee Air per la Svezia o per il Paese ospitante?
In primo luogo, la pianificazione perché oggi gli arrivi sono fuori dal controllo degli Stati, così si riduce, ad esempio, il rischio di strutture di impreparazione per i cosiddetti flussi inaspettati. In più si erode il business dei trafficanti, perché lo si porta nella zona della legalità.

E per i siriani?
Dopo aver vissuto la guerra arriveranno almeno senza traumi ulteriori. E, risparmiando sul viaggio, avranno maggiori risorse per iniziare una nuova vita qui.

Susanne Najafi sa che Refugee Air non salverà tutte le vite che vorrebbe. Sa che la figlia che tiene in braccio durante l’intervista è immensamente più fortunata di tutti i bambini costretti a scappare dalle guerre. E sa, anche, che «è un’assurdità che possiamo mandare un uomo sulla luna ma non fare arrivare un siriano in Europa in aereo». Per questo ha deciso di provare a cancellarla.

di Maria Teresa Baldacci. Pubblicato il 24/11/2015 su Q Code Magazine

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